venerdì 9 gennaio 2009

Primo del'anno a Sapporo - foto

Ecco le foto! Nell'ordine:
1) ordinata fila di persone che vanno verso il santuario (Hokkaido Jingu);
2) ingresso dello Hokkaido Jingu
3) sacerdotesse intente a vendere amuleti
4) le decantate illuminazioni di Sapporo
5) il quartiere dei divertimenti Susukino


Domani si parte e non vi abbiamo ancora raccontato nulla di Kushiro, Abashiri e del ritorno a Tokyo! Per chi non sentirà prima di persona i nostri resoconti continueremo a scrivere qui, anche se in ritardo. Scusateci!
Le valigie sono quasi fatte, dobbiamo solo sistemare gli ultimi acquisti nel bagaglio a mano (che come sempre è più voluminoso di quello che verrà imbarcato). Stasera cena fuori con gli amici e karaoke, domani sveglia presto, treno per l'aeroporto, e poi via... 12 ore e siamo di ritorno in Italia!
A prestissimo!

lunedì 5 gennaio 2009

Sapporo: birra, neve e cioccolato - II parte

Quando all'addetta dell'ufficio informazioni avevamo chiesto cosa si potesse fare l'1 quella ci aveva risposto (traduco testualmente): "I giapponesi vanno al santuario", indicando un punto nella cartina della città chiamato "Hokkaido Jingu". In effetti non esagerava: tutti i giapponesi nel raggio di almeno 50 Km penso fossero lì, e tra loro naturalmente c'eravamo anche noi!
Dopo una colazione in camera molto rilassata, non essendoci molto da fare il primo dell'anno a Sapporo, ci siamo avviati verso la metropolitana; tre fermate, poi cambio in Odori per la linea che porta al santuario, l'arancione. Già alla fermata prima, quella della stazione di Sapporo, le persone sul treno sono aumentate, ma sul treno successivo erano decisamente di più, e quando siamo scesi (tutti alla stessa fermata, quella del santuario) eravamo una tranquilla folla di diverse centinaia di persone, tutte pacatamente incolonnate verso la piccola uscita della metro. La folla era composta da ogni tipo di persone: ragazzine, famiglie con bambini, persone anziane, tutti allegri e diretti verso la stessa meta: impossibile sbagliare direzione, ci siamo fatti guidare da loro senza neanche chiederci se fosse la strada migliore.
Ad un certo punto il gruppo compatto si divideva: una parte proseguiva sul marciapiedi (che come sapete è sempre un pò rischioso, innevato e ghiacciato) e una parte si addentrava nel Maruyama Koen (parco) seguendo un sentiero nella neve scavato da tanti altri passi prima dei nostri, largo a malapena per due persone affiancate. Noi ci siamo diretti attraverso il parco, ed era bellissimo vedere le persone serpeggiare tranquille in mezzo alla neve, tutte nella stessa direzione, verso un traguardo ancora invisibile.
Alla fine del parco si tornava sul marciapiedi (accidenti!), ma da lì poco mancava al torii di ingresso: il santuario dello Hokkaido è grande, ma per proteggerlo dal tempo atmosferico poco clemente era stato tutto incellophanato! Difficile avvicinarsi alla fonte in cui ci si purifica lavandosi mani e bocca, completamente circondata di persone desiderose di entrare come si conviene nel santuario, così noi abbiamo tralasciato la procedura: tanto siamo impuri ugualmente, per di più non siamo passati sotto al torii ma l'abbiamo aggirato da un lato... che i kami ci perdonino! ;P
Nel tornare verso la metro abbiamo notato che proprio accanto all'uscita c'era un altro santuario, completamente snobbato da tutti: eh, la forza della notorietà!
Dopo il pranzo in albergo con gli "avanzi del cenone" e un pomeriggio di tranquille passeggiate e shopping (100yen shop!), siamo andati verso la torre della tv per vedere le tanto vantate illuminazioni: dalla torre della tv partono diversi spazi verdi che dividono le strade in due (ora sono bianchi, più che verdi), in cui sono sistemate diverse piattaforme di luminarie, tutte a tema Hokkaido e natura: qui sono una rarità, da noi sarebbero poco più che apprezzate, ma non così tanto fotografate.
Per raggiungere la torre siamo scesi alla fermata precedente, quella di Susukino, considerato il più grande quartiere dei divertimenti a nord di Tokyo. Pur non essendo paragonabile a Shibuya, Shinjuku o altre zone della capitale, Susukino è un allegro e colorato susseguirsi di karaoke, pachinko, insegne luminose, gallerie di negozi, frequentato dai giovani della capitale del nord. Un bel posticino, dove Marco ha voluto provare l'ebrezza del pachinko: entrati in uno di questi, siamo subito scappati dal primo piano, dove nonostante le poche persone c'era una gigantesca cappa di fumo, e siamo saliti verso gli altri piani; i pachinko tradizionali però erano sotto, assieme ai fumatori accaniti, mentre sopra c'erano slot machine di ogni tipo, ma a noi non interessavano. Morale, ce ne siamo andati senza provare nulla, magari sarà per un'altra volta (se troviamo un pachinko con divieto di fumo, cosa forse impossibile).
Il mattino dopo ci aspettava la partenza per Kushiro, città a est dell'isola, ultima tappa prima del rientro. Abbiamo salutato così Sapporo, personalmente un pò a malincuore perchè la città mi è piaciuta molto e avrei voluto vederla meglio (con i musei aperti, mannaggia). Bisogna però sempre lasciare qualcosa da vedere la volta dopo, quindi nessun rimpianto: arrivederci Sapporo!

P.S.: niente foto per ora, rimedieremo il prima possibile. Ma ci state ancora seguendo? Ormai siamo agli sgoccioli...! Ciao a tutti!

domenica 4 gennaio 2009

Sapporo: birra, neve e cioccolato - I parte

Sapporo, la città più grande dell'isola di Hokkaido, è una piccola grande città. Qui si possono trovare tutte le comodità di Tokyo: grandi centri commerciali famosi, gallerie di negozi, un quartiere dedicato al divertimento, metropolitana sotto tutta la città, numerosi alberghi, e persino una torre della tv uguale a quella di Tokyo (ma in scala ridotta). Ma, come dice la nostra guida, Sapporo non è solo il nome di una città: la prima fabbrica di birra giapponese è nata qui e qui ha preso il suo nome, restando tutt'oggi in auge nella top 3 del Paese con Asahi e Kirin. Non bevendo birra non saprei dirvi se sia una fama meritata, ma la fabbrica di birra situata in città è allegramente aperta al pubblico, con visite guidate di circa 40 minuti e un buffet finale di 20 minuti a base di birra e prodotti tipici locali. Ne sarebbe valsa la pena, non fosse che il periodo di capodanno la vede chiusa e così non abbiamo potuto approfittare dell'occasione.
In compenso il giorno in cui siamo arrivati abbiamo fatto visita a due delle attrazioni cittadine: la torre dell'orologio e la funivia del monte Moiwa. Non so bene chi possa avere dato un nome come "torre" all'edificio di due piani in cui troneggia, è vero, un orologio di manifattura bostoniana che non ha mai perso un colpo da quando è "nato", nel 1878. Il palazzo in cui è inserito, del resto, è ben strano: direste mai che ci troviamo nel nord del Giappone? La funivia del monte Moiwa è stato il vero motivo per cui abbiamo deciso di vedere lo Hokkaido alla fine del viaggio: dal 10 novembre al 20 dicembre la funivia è chiusa, ma la guida consiglia la veduta dal monte Moiwa tra le 10 cose da vedere in Hokkaido, e in effetti l'idea di perdercela non ci piaceva. Abbiamo fatto la scelta giusta: anche se per noi è sempre un problema salire in altezza, lo spettacolo ci ha ripagato dello sforzo! La funivia percorre circa 1,2 Km e sale fin quasi sulla cima del monte (531 m); per raggiungere la vera e propria "vetta" si sale su un pulmino/gatto delle nevi che, sobbalzando a destra e sinistra, porta all'osservatorio da cui si gode la vista a 360° della città e dei monti circostanti. L'atmosfera di sera è davvero magica! Per raggiungere l'ingresso della funivia abbiamo preso il tram, su cui si trovano dei coupon per ottenere uno sconto di 100 yen sul prezzo d'ingresso alla funivia; scesi dal tram ci siamo avviati a piedi seguendo altri turisti, per percorrere i teorici 8 minuti di cammino che ci separavano dall'ingresso della funivia. I marciapiedi erano ricoperti della solita neve ghiacciata di Sapporo, che finchè si cammina in piano va anche bene ma... quando d'improvviso ci siamo tutti ritrovati su una curva molto ripida c'è stato parecchio da ridere! Chi non aveva scarpe adatte (come Marco) scivolava inesorabilmente all'indietro; inutile aggrapparsi al corrimano del marciapiede, sommerso di neve ghiacciata; inutile anche tentare la scalata dal lato del muretto laterale: da lì in poi il ghiaccio aumentava e poco oltre finivano gli appigli. I miei nuovi stivali andavano tranquilli, così ho aiutato Marco a scalare senza pattinare a gambero, poi però impietositi dalle ultime due ragazze del corteo di disperati che proprio non riuscivano a trarsi d'impaccio abbiamo formato una catena umana: Marco sull'asfalto, io sul ghiaccio, le due ragazze aggrappate l'una all'altra... ce l'avevamo quasi fatta senza danni, finchè la più distante non è caduta sulle ginocchia, e così ha deciso di continuare a muoversi fino a ritrovarsi in salvo! Da quel momento in poi abbiamo tutti abbandonato il marciapiedi e ci siamo incamminati sulla strada asfaltata, perfettamente pulita e molto meno insidiosa. Volete sapere cos'abbiamo fatto dopo? Naturalmente siamo andati a cena! Col freddo che faceva, però, non avevamo molta voglia di cercare un ristorante "all'aperto", così abbiamo approfittato di una delle tante gallerie sotterranee di Sapporo, metodo ingegnoso per non patire il freddo e contemporaneamente non farsi mancare nulla: presso la stazione di Odori, punto d'incontro delle tre linee della metro, abbiamo scelto un ristorante di ramen e ci siamo accomodati mentre molti altri negozi e ristoranti intorno a noi chiudevano (erano le nove, ma qui non si fanno le ore piccole). Buono e ustionante come sempre!
Il giorno dopo siamo andati all'ufficio informazioni della stazione JR per chiedere cosa si potesse vedere e fare a Sapporo durante questi benedetti giorni di ferie generali: incredibilmente, nonostante tutto il Giappone se ne vada a zonzo in questi giorni, i musei e molte attrazioni simili decidono di chiudere, al pari delle fabbriche! Ma come?!? Unico museo contro corrente, se di museo possiamo parlare, è quello del Shiroi Koibito Park, dove infatti siamo andati. Questo parco in realtà non è altro che la zona di contorno alla fabbrica di cioccolato più famosa della città, la Ishiya, specializzata in sottile cioccolato bianco racchiuso da due lingue di gatto, dolcetti chiamati "Shiroi Koibito" appunto (bianchi innamorati). Avete presente Willy Wonka, vero? Ecco, immaginatevi di essere nei panni di uno dei fortunati bambini che trova il biglietto dorato e può entrare a far visita alla sua fabbrica di cioccolato: l'atmosfera è più o meno la stessa! L'edificio è un pò neoclassico, un pò barocco, un pò tutto, e raccoglie la storia del cioccolato, la spiegazione del processo di preparazione, dati statistici di ogni tipo, una visione dall'alto della catena produttiva della fabbrica, ma anche una collezione di tazze da cioccolata europee (anche italiane) e una collezione di giocattoli, oltre agli immancabili bar e negozi di souvenir. Ci abbiamo trascorso il pomeriggio, ma è stato davvero bello! Meritevole la mousse di fragole e cioccolato del bar al secondo piano ;P In un grande supermercato situato tra la fabbrica e la fermata della metro abbiamo comprato il nostro cenone di capodanno: sushi, yakitori, tonkatsu, yakiniku, potato salada, yakisoba... l'elenco è lungo, comunque sappiate che era tutto buonissimo! Nel supermercato c'era anche un negozietto di taiyaki, i dolci a forma di pesce ripieni di crema che tanto piacciono a Marco: ne abbiamo comprati 5 e abbiamo chiesto e ottenuto il permesso di filmare l'intero procedimento di preparazione: se qualcuno volesse vederlo, chiedete quando torniamo a casa. Eheh.L'attesa della mezzanotte è stata allietata dal popolare programma tv della NHK in cui i cantanti più famosi del Giappone, divisi in due gruppi (bianchi e rossi), si sfidano a colpi di canzoni. quest'anno hanno vinto i bianchi, dopo l'ultima fantastica esibizione: quella del mitico Hikawa Kiyoshi, che come molti sanno è un mio idolo non tanto segreto! Sicuramente hanno vinto grazie a lui. ;P
Ecco l'esibizione:

- fine I parte -

giovedì 1 gennaio 2009

Il viaggio continua verso est: Kushiro

Ieri abbiamo fatto tardi e non siamo riusciti ad aggiornare il blog (che richiede tempo!), ma oggi si parte presto per Kushiro e così prima di andare vogliamo salutare qui la bella città di Sapporo (di cui vi parleremo), che ci ha regalato dei bellissimi momenti.
Addio Sapporo!

mercoledì 31 dicembre 2008

Il nostro viaggio in Hokkaido è cominciato

(scritto il 30/12 in viaggio verso Sapporo)
Dopo l'avventura sui treni di ieri e il meritato riposo in albergo, stamattina siamo scesi a fare colazione con rinnovato spirito di viaggiatori indefessi. Fuori nevicava, lo vedevamo dalle finestre del ristorante al primo piano dove c'era la colazione self service a buffet, non molto varia ma perfetta per noi (dopotutto era gratis). Il ristorante dell'albergo si chiama "Trattoria Mercato", espone all'ingresso alcuni prodotti come olio d'oliva e pasta De Cecco, ma ieri sera non l'abbiamo potuto provare perchè era il loro giorno di riposo. Magari lo potremo fare il 4, quando torneremo a Hakodate prima di ripartire per Tokyo, e saremo di nuovo ospiti dell'hotel Porto.Siccome la visita di Hakodate possiamo rimandarla a fine tour, abbiamo deciso di evitare i problemi dovuti ad eventuali ritardi e siamo saliti sul treno delle 11 diretto a Sapporo, il Super Hokuto 7. Questo treno ha 2 carrozze di posti liberi, di cui abbiamo potuto comodamente approfittare essendo arrivati in stazione mezz'ora prima della partenza. I posti prenotabili erano già tutti esauriti, invece.Durante il tragitto del treno ci siamo rifatti un pò gli occhi: bellissime distese innevate, montagne, l'oceano a est per un bel tratto, molti alberi, laghetti e fiumi ghiacciati. Finalmente ci sentiamo "benvenuti in Hokkaido"!Il viaggio in treno da Hakodate a Sapporo con il Super Hokuto impiega poco più di 3 ore, ecco perchè abbiamo programmato la sosta a Hakodate sia all'andata che al ritorno: la tirata unica sarebbe stata un pò troppo pesante, soprattutto in casi come quello di ieri che non erano nemmeno in previsione!I turisti stranieri qui non sono molti: ieri abbiamo incontrato un francese, oggi un australiano, mentre stamattina siamo stati omaggiati di due agendine tascabili da una donna anglofona (probabilmente americana) che pubblicizzano una tabaccheria di Hakodate.Siccome la neve e le pozze in strada sono molte, come previsto ci sarà necessario avere ai piedi qualcosa di più adatto delle nostre scarpe da tennis: siamo così entrati in un negozio di scarpe sulla via della stazione di Hakodate, dove io ho trovato un bel paio di stivali in goretex a prova di acqua e freddo, mentre Marco dovrà cercare a Sapporo.
Ora ci troviamo a Sapporo, abbiamo già trascorso due belle giornate e la fine dell'anno qui... ma ve ne parleremo stasera! Per il momento tanti auguri di un Felice Anno Nuovo a tutti!!

lunedì 29 dicembre 2008

Il crollo di un mito: la puntualità dei treni giapponesi

Prima di parlarvi del motivo che da il titolo a questo nuovo racconto faremo una premessa sul sistema dei trasporti in Giappone. In tutto il Paese, da nord a sud isolette comprese, è generalmente presente la compagnia Japan Rail (JR) con diversi tipi di treni, autobus e persino traghetti. Oltre a questa ci sono numerose compagnie di trasporti private (ferrovie, autobus, traghetti e metropolitane), compagnie di autonoleggi, e così via. La JR è anche la proprietaria degli ormai famigerati treni Shinkansen, ossia quelli che da noi si conoscono come "treni proiettile", in grado di percorrere centinaia di Km in pochissimo tempo, su binari dedicati.
Prendere un treno Shinkansen significa: acquistare il biglietto e/o prenotare il posto, entrare nei cancelli dei binari Shinkansen, attendere il treno mettendosi in fila nei percorsi tracciati a terra a seconda del vagone su cui si viaggerà, e... esattamente quando scatta l'ora di arrivo prevista, ecco arrivare il treno, le cui porte si fermeranno esattamente di fronte al percorso tracciato. Tutto semplice, ordinato e puntuale fino all'eccesso, ma fantastico proprio per questo.
Ora, abituati come siamo alla precisione e affidabilità da leggenda di questi treni, con in mano la nostra prenotazione "Tokyo-Hachinohe" siamo partiti anche un pò in anticipo stamattina, per lasciarci il tempo di scegliere un obentou (cestino del pranzo) prima di salire sullo Shinkansen Hayate 15 delle 10:56. Arrivati quindi a Tokyo con mezz'ora di anticipo sul treno ci siamo chiesti se, per scrupolo, non si fossero liberati dei posti vicini sul treno: quelli prenotati infatti erano su due file diverse, ma al momento della prenotazione non c'era di meglio. Niente da fare, l'addetta alle prenotazioni ci dice che i treni sono in ritardo e tutti i posti sono già stati prenotati, quindi ci teniamo i nostri e andiamo a vedere la situazione ritardo, che già di per sè è cosa strana: ripeto, la puntualità di questi treni è leggendaria!
Arrivati al cancello degli Shinkansen diretti a nord crediamo di vedere male: sul tabellone sono riportati i treni che sarebbero dovuti partire ben TRE ore prima?!? C'è gente dovunque, chi mangia seduto sulla valigia e chi si guarda attorno confuso, sembra di essere a Malpensa durante uno sciopero Alitalia! Capistazione armati di megafono dicono alla gente di entrare/uscire dai cancelli, una fila infinita di gente aspetta il proprio turno alla biglietteria vicina per cercare di modificare o cancellare una prenotazione, in generale sembra che nessuno sappia bene quello che sta facendo.
Noi non abbiamo bisogno di biglietto per entrare o uscire, il pass ci fa andare dove vogliamo, prendere qualunque treno e tratta, quindi ci avventuriamo su un binario e decidiamo di vedere cosa succede: il treno delle 7:26 sta per partire, la gente è ferma in piedi tra le porte, il treno viene annunciato diverse volte ma sembra non volersene andare. Che fare? Un viaggio di tre ore in piedi stipati tra le porte del treno, oppure tentare l'attesa? Vedendo che anche il treno successivo sembra essere pronto e che forse la situazione si sta sbloccando, decidiamo di aspettare fiduciosi che i nostri eroi JR rimettano a posto le cose. Primo errore.
Abbandoniamo quindi i binari e torniamo tra la folla di disperati sotto, dando un'occhiata al tabellone degli orari stampato e a quello a messaggi variabili: qualcosa sembra non andare, mancano dei treni o è la nostra impressione? Evitando la lunghissima coda di persone in attesa alla biglietteria adiacente ai binari, ci dirigiamo allo sportello dove eravamo stati prima per avere chiarimenti riguardo orari e tempi di attesa. Stavolta incappiamo in un ragazzino poco preparato (va detto), che ci rassicura sul fatto che il nostro treno partirà, anche se in ritardo, e ci da un orario ipotetico di coincidenza: sì perchè dopo questo treno ci aspetta un secondo tratto di più di 3 ore, per raggiungere Hakodate.
Tornando sui binari però il dubbio ci attanaglia: com'è che sugli schermi compaiono i treni fino alle 8e30 circa, poi direttamente quelli dopo mezzogiorno? Che ne è di quelli in mezzo? Naturalmente tra quelli ci sarebbe anche il nostro. Vediamo un capostazione armato di fogli stampati assediato di persone, ci avviciniamo e capiamo che lui ha le risposte: quando riusciamo a chiedergli notizie del nostro treno fa una bella X con le braccia e dice "mi dispiace"... insomma, ci hanno soppresso il treno! Non solo il nostro ovviamente, la lista stampata era bella nutrita! Chiedendo a un altro abbiamo conferma che la situazione è questa e che, se vogliamo partire, non ci resta che stare in piedi su un treno di quelli in ritardo che man mano partono.
C'è poco da fare, saliamo sul binario del fantomatico treno delle 9:26 e aspettiamo in coda: non ci sono carrozze di posti non prenotati, per cui sarà di sicuro un viaggio in piedi tra le porte. Essendo tra i primi a salire, però, riusciamo a guadagnare una "buona posizione" e a ritagliarci un angolo vitale sufficiente a sederci sul trolley o alzarci, a turno. Due fermate dopo Tokyo la faccenda si fa critica per gli altri, strettissimi nei corridoi e in ogni spazio, ma per fortuna a Sendai si torna a respirare. L'avventura però è solo a metà.
Arrivati al capolinea, la città di Hachinohe, dobbiamo prendere il treno per Hakodate che già due settimane fa non si poteva prenotare perchè era pieno: questo treno ha due carrozze di posti liberi, ma la coda di persone in attesa sul binario è già ben oltre le capacità dei vagoni. Sullo stesso marciapiede arriva un treno per Aomori, che nessuno degna di uno sguardo: noi potremmo anche prendere quello, poi scendere ad Aomori e da lì fare l'altra metà del viaggio sul treno per Hakodate. Che facciamo? Ci sediamo per un pò su uno e poi ci accalchiamo sull'altro? Decidiamo di restare in coda per quello che va direttamente a Hakodate, sperando che davanti a noi non ci siano troppe persone. Secondo errore.
Il treno arriva, i posti liberi si riempiono prima che tocchi a noi entrare, così ci piazziamo nuovamente tra le porte, ma un pò più avanti tra le carrozze di posti prenotati. Possiamo considerare questo il nostro terzo errore, perchè ad alcune stazioni successive diverse persone sono scese, tra cui forse anche gente dei vagoni non prenotati, ma noi siamo rimasti bloccati tra le nostre belle porte fino al capolinea.
Morale: saremmo dovuti arrivare a Hakodate alle 17e30, comodamente seduti almeno per metà del viaggio, mangiando un obentou e ammirando il paesaggio dal finestrino. In realtà siamo arrivati alle 19e40, esausti, con una fame da lupi e la schiena a pezzi!
La domanda è: che fine ha fatto la leggenda?
Speriamo che la cosa non si ripeta, voi incrociate le dita per noi per favore!

P.S.: durante la seconda parte di viaggio abbiamo percorso il Seikan Tunnel, prima galleria ferroviaria sottomarina, nonchè la più lunga, completata nel 1984. Grazie ad un compagno di viaggio ben poco sveglio ci siamo sorbiti il rumore ampliato dell'intero tratto, perchè il furbo si è piazzato tra le porte di comunicazione dei due vagoni, tenendole aperte tutto il tempo. Avete presente? No comment.

domenica 28 dicembre 2008

Tappa a Tokyo, ma domani si riparte!

Il nostro tour dello Honshu meridionale con puntatina nel Kyushu è terminato, questa mattina abbiamo lasciato Osaka per arrivare a Tokyo alle 12e33 con l'amato shinkansen e abbiamo raggiunto nuovamente la casa dei nostri amici (ora in vacanza in India). Il tempo di fare una lavasciugatrice (la loro lavatrice fa anche da asciugatrice, è davvero bella!) e mangiare qualcosa (dubbi al proposito?) e siamo usciti, diretti a Harajuku. In Omotesando, la "via della moda" per così dire, abbiamo fatto una visita alla nostra Francy, che però era carica di lavoro e così l'abbiamo lasciata dopo poco. Che emozione però vederla all'opera! Un'occhiatina al negozio per souvenir d'eccellenza, Oriental bazar, e poi via verso Shibuya e Nakano. Solitamente Nakano non è una meta ambita dai turisti, ma è dove ho abitato per tre mesi (ben 6 anni fa ç_ç) e dove ho lasciato un pò il cuore. La zona piace molto anche a Marco, i negozi sono meno pretenziosi e più alla mano che in altre zone note della città, e c'è davvero di tutto. Abbiamo così approfittato per fare spese in vista della settimana in Hokkaido: felpe in pile, calzini pesanti, persino delle specie di fuseaux da indossare come biancheria supplementare anti-freddo! Il tutto acquistato da Uniqlo, pacchia dello shopping di abiti a basso costo (quasi sempre in tinta unita, a volte a righe, raramente con qualche disegno). Esiste un negozio Uniqlo (o forse più?) a Londra, ci siamo stati l'ultima volta, ma i prezzi lì sono più inglesi che giapponesi. Ecco il sito ufficiale: http://www.uniqlo.com/jp/
Non vi abbiamo detto che Marco ha scoperto il dolce per eccellenza, qui in Giappone (epoca della scoperta: escursione a Miyajima): trattasi del taiyaki, dolce di pasta soffice ripieno di crema, marmellata di azuki o altro, solitamente presente alle fiere di paese oltre che in qualche piccolo negozio specializzato. La sua forma tipica è un pesce, ma ne esistono un pò di tutti i tipi, la sostanza non cambia. Per 500 yen stasera ne abbiamo comprati (e divorati) 5, caldi e buonissimi. In teoria se ne mangia uno...!
Dal momento che oggi non abbiamo scaricato le foto vi lasciamo con immagini di repertorio, sperando vi piacciano. A presto, probabilmente da Hakodate!