venerdì 9 gennaio 2009

Primo del'anno a Sapporo - foto

Ecco le foto! Nell'ordine:
1) ordinata fila di persone che vanno verso il santuario (Hokkaido Jingu);
2) ingresso dello Hokkaido Jingu
3) sacerdotesse intente a vendere amuleti
4) le decantate illuminazioni di Sapporo
5) il quartiere dei divertimenti Susukino


Domani si parte e non vi abbiamo ancora raccontato nulla di Kushiro, Abashiri e del ritorno a Tokyo! Per chi non sentirà prima di persona i nostri resoconti continueremo a scrivere qui, anche se in ritardo. Scusateci!
Le valigie sono quasi fatte, dobbiamo solo sistemare gli ultimi acquisti nel bagaglio a mano (che come sempre è più voluminoso di quello che verrà imbarcato). Stasera cena fuori con gli amici e karaoke, domani sveglia presto, treno per l'aeroporto, e poi via... 12 ore e siamo di ritorno in Italia!
A prestissimo!

lunedì 5 gennaio 2009

Sapporo: birra, neve e cioccolato - II parte

Quando all'addetta dell'ufficio informazioni avevamo chiesto cosa si potesse fare l'1 quella ci aveva risposto (traduco testualmente): "I giapponesi vanno al santuario", indicando un punto nella cartina della città chiamato "Hokkaido Jingu". In effetti non esagerava: tutti i giapponesi nel raggio di almeno 50 Km penso fossero lì, e tra loro naturalmente c'eravamo anche noi!
Dopo una colazione in camera molto rilassata, non essendoci molto da fare il primo dell'anno a Sapporo, ci siamo avviati verso la metropolitana; tre fermate, poi cambio in Odori per la linea che porta al santuario, l'arancione. Già alla fermata prima, quella della stazione di Sapporo, le persone sul treno sono aumentate, ma sul treno successivo erano decisamente di più, e quando siamo scesi (tutti alla stessa fermata, quella del santuario) eravamo una tranquilla folla di diverse centinaia di persone, tutte pacatamente incolonnate verso la piccola uscita della metro. La folla era composta da ogni tipo di persone: ragazzine, famiglie con bambini, persone anziane, tutti allegri e diretti verso la stessa meta: impossibile sbagliare direzione, ci siamo fatti guidare da loro senza neanche chiederci se fosse la strada migliore.
Ad un certo punto il gruppo compatto si divideva: una parte proseguiva sul marciapiedi (che come sapete è sempre un pò rischioso, innevato e ghiacciato) e una parte si addentrava nel Maruyama Koen (parco) seguendo un sentiero nella neve scavato da tanti altri passi prima dei nostri, largo a malapena per due persone affiancate. Noi ci siamo diretti attraverso il parco, ed era bellissimo vedere le persone serpeggiare tranquille in mezzo alla neve, tutte nella stessa direzione, verso un traguardo ancora invisibile.
Alla fine del parco si tornava sul marciapiedi (accidenti!), ma da lì poco mancava al torii di ingresso: il santuario dello Hokkaido è grande, ma per proteggerlo dal tempo atmosferico poco clemente era stato tutto incellophanato! Difficile avvicinarsi alla fonte in cui ci si purifica lavandosi mani e bocca, completamente circondata di persone desiderose di entrare come si conviene nel santuario, così noi abbiamo tralasciato la procedura: tanto siamo impuri ugualmente, per di più non siamo passati sotto al torii ma l'abbiamo aggirato da un lato... che i kami ci perdonino! ;P
Nel tornare verso la metro abbiamo notato che proprio accanto all'uscita c'era un altro santuario, completamente snobbato da tutti: eh, la forza della notorietà!
Dopo il pranzo in albergo con gli "avanzi del cenone" e un pomeriggio di tranquille passeggiate e shopping (100yen shop!), siamo andati verso la torre della tv per vedere le tanto vantate illuminazioni: dalla torre della tv partono diversi spazi verdi che dividono le strade in due (ora sono bianchi, più che verdi), in cui sono sistemate diverse piattaforme di luminarie, tutte a tema Hokkaido e natura: qui sono una rarità, da noi sarebbero poco più che apprezzate, ma non così tanto fotografate.
Per raggiungere la torre siamo scesi alla fermata precedente, quella di Susukino, considerato il più grande quartiere dei divertimenti a nord di Tokyo. Pur non essendo paragonabile a Shibuya, Shinjuku o altre zone della capitale, Susukino è un allegro e colorato susseguirsi di karaoke, pachinko, insegne luminose, gallerie di negozi, frequentato dai giovani della capitale del nord. Un bel posticino, dove Marco ha voluto provare l'ebrezza del pachinko: entrati in uno di questi, siamo subito scappati dal primo piano, dove nonostante le poche persone c'era una gigantesca cappa di fumo, e siamo saliti verso gli altri piani; i pachinko tradizionali però erano sotto, assieme ai fumatori accaniti, mentre sopra c'erano slot machine di ogni tipo, ma a noi non interessavano. Morale, ce ne siamo andati senza provare nulla, magari sarà per un'altra volta (se troviamo un pachinko con divieto di fumo, cosa forse impossibile).
Il mattino dopo ci aspettava la partenza per Kushiro, città a est dell'isola, ultima tappa prima del rientro. Abbiamo salutato così Sapporo, personalmente un pò a malincuore perchè la città mi è piaciuta molto e avrei voluto vederla meglio (con i musei aperti, mannaggia). Bisogna però sempre lasciare qualcosa da vedere la volta dopo, quindi nessun rimpianto: arrivederci Sapporo!

P.S.: niente foto per ora, rimedieremo il prima possibile. Ma ci state ancora seguendo? Ormai siamo agli sgoccioli...! Ciao a tutti!

domenica 4 gennaio 2009

Sapporo: birra, neve e cioccolato - I parte

Sapporo, la città più grande dell'isola di Hokkaido, è una piccola grande città. Qui si possono trovare tutte le comodità di Tokyo: grandi centri commerciali famosi, gallerie di negozi, un quartiere dedicato al divertimento, metropolitana sotto tutta la città, numerosi alberghi, e persino una torre della tv uguale a quella di Tokyo (ma in scala ridotta). Ma, come dice la nostra guida, Sapporo non è solo il nome di una città: la prima fabbrica di birra giapponese è nata qui e qui ha preso il suo nome, restando tutt'oggi in auge nella top 3 del Paese con Asahi e Kirin. Non bevendo birra non saprei dirvi se sia una fama meritata, ma la fabbrica di birra situata in città è allegramente aperta al pubblico, con visite guidate di circa 40 minuti e un buffet finale di 20 minuti a base di birra e prodotti tipici locali. Ne sarebbe valsa la pena, non fosse che il periodo di capodanno la vede chiusa e così non abbiamo potuto approfittare dell'occasione.
In compenso il giorno in cui siamo arrivati abbiamo fatto visita a due delle attrazioni cittadine: la torre dell'orologio e la funivia del monte Moiwa. Non so bene chi possa avere dato un nome come "torre" all'edificio di due piani in cui troneggia, è vero, un orologio di manifattura bostoniana che non ha mai perso un colpo da quando è "nato", nel 1878. Il palazzo in cui è inserito, del resto, è ben strano: direste mai che ci troviamo nel nord del Giappone? La funivia del monte Moiwa è stato il vero motivo per cui abbiamo deciso di vedere lo Hokkaido alla fine del viaggio: dal 10 novembre al 20 dicembre la funivia è chiusa, ma la guida consiglia la veduta dal monte Moiwa tra le 10 cose da vedere in Hokkaido, e in effetti l'idea di perdercela non ci piaceva. Abbiamo fatto la scelta giusta: anche se per noi è sempre un problema salire in altezza, lo spettacolo ci ha ripagato dello sforzo! La funivia percorre circa 1,2 Km e sale fin quasi sulla cima del monte (531 m); per raggiungere la vera e propria "vetta" si sale su un pulmino/gatto delle nevi che, sobbalzando a destra e sinistra, porta all'osservatorio da cui si gode la vista a 360° della città e dei monti circostanti. L'atmosfera di sera è davvero magica! Per raggiungere l'ingresso della funivia abbiamo preso il tram, su cui si trovano dei coupon per ottenere uno sconto di 100 yen sul prezzo d'ingresso alla funivia; scesi dal tram ci siamo avviati a piedi seguendo altri turisti, per percorrere i teorici 8 minuti di cammino che ci separavano dall'ingresso della funivia. I marciapiedi erano ricoperti della solita neve ghiacciata di Sapporo, che finchè si cammina in piano va anche bene ma... quando d'improvviso ci siamo tutti ritrovati su una curva molto ripida c'è stato parecchio da ridere! Chi non aveva scarpe adatte (come Marco) scivolava inesorabilmente all'indietro; inutile aggrapparsi al corrimano del marciapiede, sommerso di neve ghiacciata; inutile anche tentare la scalata dal lato del muretto laterale: da lì in poi il ghiaccio aumentava e poco oltre finivano gli appigli. I miei nuovi stivali andavano tranquilli, così ho aiutato Marco a scalare senza pattinare a gambero, poi però impietositi dalle ultime due ragazze del corteo di disperati che proprio non riuscivano a trarsi d'impaccio abbiamo formato una catena umana: Marco sull'asfalto, io sul ghiaccio, le due ragazze aggrappate l'una all'altra... ce l'avevamo quasi fatta senza danni, finchè la più distante non è caduta sulle ginocchia, e così ha deciso di continuare a muoversi fino a ritrovarsi in salvo! Da quel momento in poi abbiamo tutti abbandonato il marciapiedi e ci siamo incamminati sulla strada asfaltata, perfettamente pulita e molto meno insidiosa. Volete sapere cos'abbiamo fatto dopo? Naturalmente siamo andati a cena! Col freddo che faceva, però, non avevamo molta voglia di cercare un ristorante "all'aperto", così abbiamo approfittato di una delle tante gallerie sotterranee di Sapporo, metodo ingegnoso per non patire il freddo e contemporaneamente non farsi mancare nulla: presso la stazione di Odori, punto d'incontro delle tre linee della metro, abbiamo scelto un ristorante di ramen e ci siamo accomodati mentre molti altri negozi e ristoranti intorno a noi chiudevano (erano le nove, ma qui non si fanno le ore piccole). Buono e ustionante come sempre!
Il giorno dopo siamo andati all'ufficio informazioni della stazione JR per chiedere cosa si potesse vedere e fare a Sapporo durante questi benedetti giorni di ferie generali: incredibilmente, nonostante tutto il Giappone se ne vada a zonzo in questi giorni, i musei e molte attrazioni simili decidono di chiudere, al pari delle fabbriche! Ma come?!? Unico museo contro corrente, se di museo possiamo parlare, è quello del Shiroi Koibito Park, dove infatti siamo andati. Questo parco in realtà non è altro che la zona di contorno alla fabbrica di cioccolato più famosa della città, la Ishiya, specializzata in sottile cioccolato bianco racchiuso da due lingue di gatto, dolcetti chiamati "Shiroi Koibito" appunto (bianchi innamorati). Avete presente Willy Wonka, vero? Ecco, immaginatevi di essere nei panni di uno dei fortunati bambini che trova il biglietto dorato e può entrare a far visita alla sua fabbrica di cioccolato: l'atmosfera è più o meno la stessa! L'edificio è un pò neoclassico, un pò barocco, un pò tutto, e raccoglie la storia del cioccolato, la spiegazione del processo di preparazione, dati statistici di ogni tipo, una visione dall'alto della catena produttiva della fabbrica, ma anche una collezione di tazze da cioccolata europee (anche italiane) e una collezione di giocattoli, oltre agli immancabili bar e negozi di souvenir. Ci abbiamo trascorso il pomeriggio, ma è stato davvero bello! Meritevole la mousse di fragole e cioccolato del bar al secondo piano ;P In un grande supermercato situato tra la fabbrica e la fermata della metro abbiamo comprato il nostro cenone di capodanno: sushi, yakitori, tonkatsu, yakiniku, potato salada, yakisoba... l'elenco è lungo, comunque sappiate che era tutto buonissimo! Nel supermercato c'era anche un negozietto di taiyaki, i dolci a forma di pesce ripieni di crema che tanto piacciono a Marco: ne abbiamo comprati 5 e abbiamo chiesto e ottenuto il permesso di filmare l'intero procedimento di preparazione: se qualcuno volesse vederlo, chiedete quando torniamo a casa. Eheh.L'attesa della mezzanotte è stata allietata dal popolare programma tv della NHK in cui i cantanti più famosi del Giappone, divisi in due gruppi (bianchi e rossi), si sfidano a colpi di canzoni. quest'anno hanno vinto i bianchi, dopo l'ultima fantastica esibizione: quella del mitico Hikawa Kiyoshi, che come molti sanno è un mio idolo non tanto segreto! Sicuramente hanno vinto grazie a lui. ;P
Ecco l'esibizione:

- fine I parte -

giovedì 1 gennaio 2009

Il viaggio continua verso est: Kushiro

Ieri abbiamo fatto tardi e non siamo riusciti ad aggiornare il blog (che richiede tempo!), ma oggi si parte presto per Kushiro e così prima di andare vogliamo salutare qui la bella città di Sapporo (di cui vi parleremo), che ci ha regalato dei bellissimi momenti.
Addio Sapporo!