mercoledì 3 aprile 2013

Sapporo: birra, neve e Ainu

Alzi la mano chi di voi non conosce la birra Sapporo (se lo state facendo, fortuna che non vi vedo ;P). Chi conosce me (astemia) e Marco (quasi) forse si sorprenderà, ma una delle nostre mete imperdibili a Sapporo era proprio la visita alla fabbrica di questa famosa birra, o meglio al museo che è stato ricavato nel vecchio edificio che ospitava l'azienda fino a 20 anni fa. Nel 1876 il Giappone era agli albori della sua definitiva e obbligatoria apertura al mondo esterno, e come olandesi e portoghesi già da tempo presenti al sud avevano insegnato, una delle bevande più apprezzate e redditizie poteva essere prodotta nello Hokkaido ben sfruttando le sue risorse agricole e le sue prospettive di colonizzazione e industrializzazione, oltre al clima freddo che garantiva l'abbondanza di ghiaccio richiesta nel metodo di fabbricazione tedesco della birra. All'epoca il nord del paese era un territorio semi-sconosciuto, considerato selvaggio e ostile, ma non per questo inadatto ai sogni di grandezza dell'imperatore più innovatore che la storia giapponese recente ricordi, sotto il nome di imperatore Meiji. Prodi esperti venivano inviati al Nord per svilupparne i territori adatti all'agricoltura, all'allevamento e alla pesca, e da lì fare arrivare al sud ben più popoloso tutti i prodotti di questa ardua impresa. La birra è stato uno dei primi frutti, con l'apertura della fabbrica Sapporo.







L'ingresso al museo è gratuito, si può decidere se partecipare a una visita guidata (in giapponese) oppure girare liberamente, finendo se si vuole con un assaggio di birra (200 yen) e cibo in accompagnamento. All'esterno c'è anche un giardino (Beer Garten) in cui con la bella stagione è possibile bere e pranzare, e un edificio per fare le stesse cose al coperto e al caldo durante l'inverno.
Alcune fotografie all'interno dell'odierno museo mostrano decine di uomini stranieri con i boccali alzati: gli alleati (probabilmente anche qualche nostro antenato?) ai tempi della seconda guerra mondiale. Non saprei dire degli italiani, ma immagino che i tedeschi abbiano contribuito enormemente alle fasi di controllo qualità.
Il museo mostra anche tutte le fasi della produzione della birra in una miniatura-diorama particolarmente "giapponese": allegri pupazzetti in un mondo fatato lavorano per distillare la birra sotto il controllo di un Meister svolazzante vagamente simile a un cupido.




Noi ci siamo andati di sabato, e complice probabilmente il freddo non c'era la folla temuta. Non consiglieremmo di ripetere la stessa esperienza in una bella e calda giornata di inizio estate, anche perchè proprio accanto al museo sorge un bel centro commerciale che è sicura meta di molte famiglie a Sapporo, come abbiamo avuto modo di constatare anche noi.

Domenica è stata la volta di un viaggio più avventuroso: visitare il centro di promozione della cultura Ainu "Pirka Kotan" di Koganeyu. Gli Ainu sono oggi una spaurita minoranza etnica, sempre che ce ne siano ancora, costretta a vivere nel profondo nord dai bellicosi abitanti del sud, nei secoli che furono. La lingua e le caratteristiche fisionomiche degli Ainu sono talmente diversi da quelli dei giapponesi oggi comunemente noti che molti studiosi hanno indagato sulle loro origini, alcuni ipotizzando una loro venuta dal continente quando ancora il nord del Giappone era unito o molto vicino alla Mongolia e alla Russia.
La sintetica brochure che pubblicizza il centro indica tre modi per raggiungerlo, tutti con autobus diretti a "Koganeyu onsen" (1280 yen a/r). Non fatevi ingannare: la fermata si chiama solo "Koganeyu" ed è talmente dispersa nel nulla più assoluto che vi sembrerà di avere sbagliato. A noi è sembrato così, in effetti, e ci siamo incamminati verso un'ipotetica fermata successiva, per poi renderci conto che invece doveva proprio essere quella. Quando ci siamo tornati abbiamo notato a fatica le indicazioni, che solo per chi guida sono disponibili in caratteri occidentali su un solo cartello della strada principale dall'altro lato della strada da cui siete arrivati, dopodichè se non sapete leggere il giapponese potete solo continuare fiduciosi camminando nel famoso nulla, fino a quando vi imbattete nei due stabilimenti termali (onsen) del posto e nel brutto edificio in cemento armato che è il "Pirka Kotan".





All'interno il centro è bellissimo: ben tenuto, spazioso, ben organizzato. Raccoglie quella che finora è la più vasta esposizione di oggetti Ainu finora incontrata, compresa la collezione lasciata da Fosco Maraini al Museo di Etnologia di Firenze, dove siamo stati due anni fa. A differenza di quella, però, i reperti sembrano quasi tutti molto recenti (non gli darei un secolo di vita) e curiosamente non sono datati, lasciando il visitatore un pò incerto... o forse disturba solo noi? In ogni caso, oltre alla raccolta di abiti, ornamenti e oggetti di uso quotidiano, ci sono computer a disposizione per ulteriori approfondimenti e all'esterno una barca lunga 15m (non esposta per via della neve) e la ricostruzione di un villaggio con annesso laghetto. Spicca la mancanza di fotografie, che rende tutto quanto un pò troppo impersonale, come se si parlasse di preistoria morta e defunta. Nonostante questo consigliamo la visita (200 yen l'ingresso) anche in compagnia dei bambini, che possono divertirsi con attività e laboratori  fatti apposta per loro.








Nel tardo pomeriggio abbiamo fatto un giretto in centro, nella zona di Odori. La città è strutturata a scacchiera, è piatta e raccolta, quindi non fosse per il freddo la si potrebbe girare comodamente a piedi o in bicicletta. Noi ci siamo diretti a piedi dalla stazione, e al ritorno abbiamo approfittato del passaggio sotterraneo (ve ne avevamo già parlato 4 anni fa!) per non prendere troppo freddo, avendo già visto abbastanza. Nel suo tratto più lungo e privo di negozi il tunnel offre diversi spazi per fermarsi a riposare, alcuni sono dei veri e propri angoli di relax con sedie e tavolini inseriti in finti giardini. Al contrario dei nostri ben noti sottopassaggi, qui regna la pulizia e la tranquillità di uno spazio ben curato e sicuro. Vi ho mai detto che mi piacerebbe vivere a Sapporo?



Nota di oggi (03/04): abbiamo lasciato ieri lo Hokkaido, dopo aver visitato anche Hakodate, e ora siamo a Kyoto. Spero di riuscire ad aggiornarvi meglio ora che abbiamo una casetta con wifi funzionante =) Ciao a tutti!

5 commenti:

Anonimo ha detto...

confermo il mio volo AZ 0786 a narita.
arrivo il 10 aprile alle 09:25, poi treno fino al sud.
se cisei batti un colpo

Mara ha detto...

Silver, sei tu? Noi il 10 torniamo a Tokyo da Kyoto, accidenti! Hai il treno prenotato? Magari ci si può incontrare in stazione, in ogni caso dammi tutti i dettagli che hai.

Anonimo ha detto...

si sono io.
non ho altri dettagli per il momento.
so solo che vengono a prendermi e con il treno mi portano a fukuyama. Sarà dura ma ci proviamo.

Mara ha detto...

Prendere il treno ti piacerà! =) Ne prenderai tre, credo: da Narita a Tokyo, da Tokyo a Shin-Osaka oppure Okayama, e da lì a Fukuyama.
Se riesci a farti dire quali sono i treni possiamo vedere di tentare un avvicinamento in stazione a Tokyo ^.* Noi non abbiamo ancora prenotato il nostro Kyoto-Tokyo di mercoledì mattina, quindi possiamo giostrarci un pò.
Se riesci fatti dire l'orario del treno o il numero, poi facci sapere!
Il volo 786 è il nostro preferito, spero farai un buon volo anche tu. Buon viaggio!!

Anonimo ha detto...

Ciao, come faccio a chiedere che treno mi faranno prendere? L'unica soluzione che vedo è quella di dirti qualche cosa mercoledì quando sarò la.
ti mando un sms o ti chiamo sul numero giapponese che mi hai lasciato.
buona notte...
silver