lunedì 27 giugno 2011

Tokyo, Yokohama e Kamakura - I parte

Tornare a Tokyo per noi è un pò come tornare a casa: abbiamo una sistemazione stabile, tutte le nostre cose (anche stavolta abbiamo lasciato le valigie dai nostri amici e abbiamo girato leggeri), amici da incontrare, più tempo e relax per gli ultimi giorni di vacanza. L'unica "distrazione" è una gita di due giorni a sud della capitale, per immergerci nel grande quartiere cinese di Yokohama (Chukagai) e fare un ultimo tour di templi buddhisti a Kamakura.
A Tokyo veniamo accolti dai nostri amici, Shiho e Jake, con una bella sorpresa: la pizza! Shiho ce la prepara con le sue mani (e l'aiuto di una macchina per fare il pane, che prepara l'impasto), in tre varianti tutte ottime. Il dolce l'abbiamo preso noi, un rotolo di pan di spagna ripieno di gelato alla panna preso a uno stand dello Hokkaido, nella stazione di Shinagawa.


Comprare o consumare cibo all'interno delle stazioni dei treni e della metropolitana, in Giappone ma soprattutto nelle grandi città come Tokyo, è abitudine consolidata e non ha nulla a che vedere con la stessa cosa fatta in qualunque altra parte del mondo. Qui le stazioni sono pulite, grandi o piccole che siano, frequentatissime e naturalmente sicure. Nelle più grandi ci sono ristoranti di ogni tipo, cafè, panetterie/pasticcerie, librerie, persino supermercati. La qualità del cibo offerto è mediamente buona, se non molto buona, e i prezzi convenienti. Nelle grandi stazioni poi sono presenti anche stand stagionali, che cambiano ogni settimana o ogni mese, in cui è possibile trovare specialità alimentari o artigianali provenienti da varie parti dell'arcipelago. Le stazioni sono poi specializzate in cibo a portar via, con vari negozi che vendono obentou (più propriamente detti ekiben, ossia obentou da stazione), pratici pranzi in scatola comodi da mangiare in treno. Sui ogni piattaforma dei binari, infine, c'è almeno un chiosco che vende bibite, riviste, snack, nonchè gli immancabili distributori automatici. Nelle stazioni più piccole fuori dalle città tutto il discorso cade, ma insomma, noi (italiani) non potremmo proprio lamentarci!


Il giorno dopo il nostro ritorno a Tokyo prendiamo possesso della Manhattan Suite al 26° piano del complesso residenziale dove vivono i nostri amici. Resteremo lì soltanto due notti, ma che spettacolo! La stanza è gigante rispetto al nostro standard, con un ingresso occupato da un armadio a 6 ante, due letti alla francese, due poltrone, un pouf, un tavolino, una scrivania lunga tutta una parete, le solite "attrezzature" (frigorifero, bollitore, tv satellitare...) ma soprattutto una vista mozzafiato sulla baia di Tokyo, il Rainbow Bridge e Odaiba, attraverso la parete a vetri che dalla camera oltrepassa la zona bagno con la Jacuzzi (!) e da sulla parete a vetro del grattacielo. La mancanza di privacy nella zona bagno è perdonata ;P (il wc è separato e nascosto dalla camera, ma ha una porta a vetri pure lui: ok godere della vista della baia, ma insomma quello forse è un pò eccessivo).


Il 31 andiamo a Yokohama, o meglio al quartiere cinese della città, che si raggiunge dal "centro" di Tokyo in circa mezzora di treno. Noi scendiamo alla fermata di Ishikawacho sulla linea JR Negishi (nessun cambio da Shinagawa, 34 min), ma un'altra fermata comoda è Motomachi-Chukagai sulla linea Minato Mirai.
Chukagai a Yokohama è il quartiere cinese più grande del Giappone, è contrassegnato da quattro portali principali e altri 5 interni e si estende su diversi isolati. L'atmosfera è colorata e animata, nelle vie si susseguono innumerevoli ristoranti e bancarelle di ravioli al vapore, ramen e altre specialità della cucina cinese, che qui è ottima. Le persone camminano in mezzo alla strada come fossero in un'isola pedonale, e in effetti le macchine sono molto rare. Al centro del quartiere si trova un tempio decisamente cinese (leggasi: variopinto, carico, opulento), dedicato al dio degli affari e della prosperità. In occasione della recente cessione di due panda da parte della Cina allo zoo di Ueno, a Tokyo, il quartiere si è riempito di gadget a tema, fino a dedicarci un negozio intero. Anche a Ueno si trovano cose a forma di panda ovunque, ma qui si sente un certo orgoglio nazionale tutto cinese per questi due ospiti illustri.



(continua)

giovedì 9 giugno 2011

Ise e Futaminoura

Siamo tornati in Italia, ma il racconto continua!

A sud-est di Kyoto si sviluppa la penisola che racchiude la baia di Ise, nella prefettura di Mie. Vorrei dire che il posto è apprezzato per le sue bellezze paesaggistiche, per le sue tradizioni culturali... tutte cose vere, d'accordo, ma la principale fonte d'attrazione qui è diventato il celeberrimo manzo di Matsusaka, quello che sembra vivere in un centro benessere: per ottenere una carne dall'aspetto "marmorizzato", dove il grasso è diffuso in modo uniforme all'interno dei muscoli, gli viene fatta bere ottima birra e gli si praticano frequenti massaggi. Il risultato è che l'animale vive benone (a quanto pare) e che la sua degna fine viene enormemente apprezzata da allevatori, rivenditori e consumatori. Noi lo confermiamo: va provata, non esiste niente di simile al mondo, ci viene l'acquolina in bocca ogni volta che ripensiamo alla nostra cena a base di manzo di Matsusaka! Se non ve la offrono (cosa che a noi è fortunatamente successa), preparatevi a un conto salatissimo, stile ristorante 3 stelle Michelin. Ripeto: ne vale la pena.

Lo scopo della nostra visita nel Mie-ken, comunque, non era la carne (buona buona buona!). La città di Ise ospita uno dei santuari più antichi del Giappone, nonchè il principale: Ise Jingu, ovvero il santuario di Ise, è il santuario della dea del sole Amaterasu, la divinità principale nel pantheon shintoista nonchè quella da cui si dice che discenda in linea diretta la stirpe imperiale. Qui si svolge la cerimonia di incoronazione di ogni nuovo imperatore e tutte le principali funzioni annuali che vedono la famiglia imperiale coinvolta nelle tradizioni secolari legate al buon raccolto e alla prosperità del Paese.
Il Jingu è diviso in due santuari: il Naiku, ossia il santuario interno, e il Geku, l'esterno. Il principale dei due è il Naiku: è qui che si svolgono le funzioni di cui sopra, è qui che viene custodito il leggendario specchio Yata no Kagami, insegna imperiale, ed è qui che si manifesta la divinità Amaterasu. L'importanza dello specchio è presto detta: nel Kojiki, opera letteraria del 712 d.C., si narra che Amaterasu, arrabbiata con il fratello Susanoo (che gliene combinava di tutti i colori, del tipo gettarle addosso la pelle insaguinata di un cavallo appena scuoiato, cose simpatiche così), decide al culmine della disperazione di chiudersi in una grotta e non uscirne più. In quanto dea del sole, però, mentre lei se ne sta chiusa lì tutto precipita nell'oscurità. Gli altri dei studiano allora un piano: una di loro, Amanouzume, appende uno specchio all'ingresso della grotta e si mette a ballare e divertire gli altri. Attratta dalle risate, Amaterasu si avvicina all'ingresso, dove gli altri le dicono che non c'è più bisogno di lei, ne hanno trovata un'altra: lei si affaccia, vede la sua immagine nello specchio e crede che sia tutto vero (beata ingenuità!), così resta lì impalata: gli altri allora ne approfittano e la tirano fuori, restituendo la luce al mondo. Naturalmente questo è il racconto di una eclissi, come se ne trovano in altre antiche tradizioni.
Se andrete anche voi al Naiku sappiate che: non vedrete lo specchio, non vedrete gli edifici principali, non incontrerete l'imperatore ;P Inoltre, gli edifici che vedrete (ma anche quelli nascosti) non avranno più di 20 anni: è questo il ciclo di vita che gli viene concesso, dopodichè se ne costruiscono di nuovi, sempre nel recinto del santuario, e il legno dei vecchi viene donato ad altri santuari nel Paese. Come ogni santuario shinto che si rispetti, anche il Naiku ospita una parte importante di natura, non disciplinata come nei templi buddisti, ma rigogliosa e quasi selvaggia: all'ingresso si attraversa un fiume, dopodichè si entra subito in un bosco di alberi altissimi, usati appunto per la periodica ricostruzione degli edifici. L'atmosfera qui è diversa da quella che si respira in altri santuari: mancano i colori artificiali, lo spazio è enorme ma circoscritto, il percorso è obbligato. Ai turisti può non piacere, e infatti tra le centinaia di persone che affollavano il posto c'era un solo altro straniero oltre a noi, accompagnato da quella che sembrava la suocera giapponese. Marco me l'ha ulteriormente confermato, dicendo che ha preferito gli altri santuari visti a questo. Per me naturalmente è un pò diverso: il Jingu è parte della mia formazione, ne ho studiato la storia e l'architettura, non vedevo l'ora di visitarlo dal vivo come chi studia l'arte e la mitologia greca smania per visitare il Partenone. Insomma, sono felice di esserci stata.



Futaminoura, sulla costa a pochi minuti di treno da Ise, è un altro paese legato alla tradizione shintoista che individua il "divino" in alcune manifestazioni naturali: a volte sono singoli alberi, altre volte intere montagne. Qui sono due rocce, chiamate Meoto-iwa (rocce marito e moglie), che rappresentano l'unione tra le due divinità Izanagi e Izanami, da cui si dice discendano i giapponesi. I due scogli sono uniti da una fune, chiamata shimenawa, che delimita tradizionalmente lo spazio sacro nello shinto e che viene sostituita ogni anno con una cerimonia solenne.
Il piccolo santuario annesso è popolato da decine di riproduzioni di rane, e ospita delle enormi conchiglie bivalve. La zona è poi famosa per le sue perle di ottima qualità, che qui si possono comprare a prezzi "convenienti" (per quanto possa convenire un collier di perle).
Indicazioni pratiche: si può raggiungere il santuario e le sue rocce da due ingressi o direzioni: la stazione JR, a circa 20 minuti a piedi, passando attraverso i negozi e gli alberghi del paese per arrivare alla costa, oppure il complesso di negozi accanto all'acquario Futami Sea Paradise, dove verrete chiamati a provare ogni sorta di cosa dai chiassosi negozianti. All'esterno dell'acquario c'è la fermata dell'autobus da/per Ise, nonchè una vasca d'acqua a scopo pubblicitario contenente diverse povere foche (una delle quali è di proporzioni mai viste!).



Trasporti - Ise e Futaminoura: da Nagoya esiste un treno rapido JR che vi porta a Ise in circa 90 minuti. Se avete il JR Pass dovrete comunque pagare un sovrapprezzo (490 yen), perchè si passa su un tratto di ferrovia privata.
A Ise potete raggiungere il Geku dalla stazione JR in circa 5 minuti a piedi, mentre per il Naiku dovrete prendere un autobus, di linea o turistico (CANBUS). Consigliamo di acquistare il pass giornaliero (costo 1000 yen) che vi permetterà di andare poi dal Naiku a Futaminoura e volendo anche tornare indietro (ma da lì è più veloce il treno). L'autobus per il Naiku (che sia di linea o turistico) parte sia dalla stazione di Ise JR che dalla stazione Ujiyamada, passa vicino al Geku e porta al Naiku in circa mezz'ora. Dal Naiku per Futaminoura l'autobus da prendere è il CANBUS, un mezzo colorato dotato di schermi che illustrano le attrazioni turistiche delle fermate, tra cui un parco di divertimenti che ricostruisce un castello sotto assedio!

Varie: la nostra fidata guida Lonely Planet Giappone non spreca molte parole sulla zona di Ise e Futami, anzi sinceramente non fa proprio venir voglia di andarci. A noi però è piaciuto attraversare la campagna, sfociare sul mare, sperimentare la vita tranquilla all'interno del frenetico Giappone che tutti conoscono. Il contro, se vogliamo, è che le opzioni qui sono poche: l'unico family restaurant in stazione (Ujiyamada, non Ise JR), l'unico supermercato vicino all'albergo, la ristretta (ma affollata e ricca) zona di souvenir vicino al Naiku. Insomma, valutate voi se vi può piacere o no, perchè il tempo conta quando si viaggia, e per venire qui se ne vanno 24 ore. Per noi sono state ben spese.

lunedì 30 maggio 2011

Kobe e Kyoto

Il viaggio procede, anche se impiego qualche giorno ad aggiornare il blog. Dal 26 al 28 abbiamo visitato Kobe, di nuovo Kyoto, Ise e Futami-no-ura (circa 800Km in tutto). Per ora parlerò delle prime due.

Kobe, come saprete, è stata praticamente rasa al suolo da un terribile terremoto nel 1995, quando hanno perso la vita circa 15.000 persone. La zona del porto e in generale la "città bassa" è quindi praticamente nuova, piena di edifici moderni e slanciati, gallerie di negozi e qualche area verde. La città è piena di vita, decisamente rinata dalla tragedia che l'ha colpita come fenice dalle sue ceneri. A noi piace molto, così ci siamo tornati e non ci siamo fatti mancare un tour in autobus con guida (in giapponese, vabbè). Non si tratta del solito sightseeing bus, ma di un piccolo autobus vecchio stile, color verde scuro, che ferma nei punti di interesse della città, percorrendola da nord a sud. Si può scegliere il biglietto sola andata (250 yen) o un biglietto valido un giorno intero (650 yen) che consente di salire e scendere quante volte si vuole, da tutte le fermate del City Loop Bus. Un giro completo impiega circa un'ora, secondo noi un buon investimento di tempo.

Abbiamo approfittato della fermata del City Loop Bus per visitare il quartiere cinese di Kobe, animato e piuttosto famoso, chiamato Nankinmachi. La zona è un punto d'attrazione turistica, e se vogliamo anche di turismo enogastronomico: i ristoranti cinesi qui offrono vero cibo da strada, che detta è così sembra una cosa brutta e che invece è fantastica! Noi abbiamo preso un butaman (sorta di raviolone al vapore ripieno di carne di maiale) e degli spiedini di gamberi (fritti, ovviamente), per mangiarceli seduti nella piazza centrale del quartiere, con decine di altri turisti e qualche scolaresca in gita.

Altro quartiere brulicante di vita, soprattutto da metà pomeriggio a notte inoltrata, è quello in cui abbiamo trovato sistemazione per la notte: Sannomiya, situato al centro della città e vero centro del divertimento a Kobe. Mentre di giorno sembra una zona piuttosto normale, se non tranquilla, di notte cambia faccia e si anima di "buttadentro" per i locali più svariati, molti dei quali sono "club" in cui spiccano ragazze (o ragazzi) decisamente ammiccanti. Si parla sempre di divertimento lecito, comunque, e i buttadentro non si avvicinano alle coppie (non sarebbero buoni clienti) così noi siamo stati risparmiati dai ripetuti inviti. In compenso abbiamo ricevuto qualche proposta da parte dei karaoke della zona, e così... ci siamo andati. Ora siamo i fieri possessori di una tessera fedeltà "Karaokekan".



Il ritorno a Kyoto sarebbe dovuto servire come base per visitare il castello di Hikone, sul lago Biwa, ma dal momento che Kyoto è pur sempre Kyoto non abbiamo resistito e abbiamo deciso di visitare ancora un pò la città. Di nuovo ospiti dello Hana Hostel, di cui vi parlerò, abbiamo proseguito la nostra visita di luoghi imperdibili nella vecchia capitale:
Ginkakuji, o Padiglione d'Argento - nato come villa privata con giardino dello shogun Ashikaga no Yoshimasa, è stato poi convertito in tempio zen secondo le ultime volontà dello stesso Yoshimasa, che negli ultimi anni della sua vita era diventato monaco zen. La costruzione principale è il Kannonden (sala di Kannon), struttura a due piani che emula il Kinkakuji (Padiglione d'Oro) commissionato dal nonno Ashikaga no Yoshimitsu. Sembra che nei piani iniziali ci fosse quello di ricoprire questa struttura in argento, ma contrariamente al Padiglione d'Oro qui l'unico metallo nobile sta nel nome e nelle intenzioni (in origine comunque l'apparenza di una copertura d'argento era data dal bagliore della lacca colpita dai riflessi dell'acqua del laghetto antistante, che non è più stata ripristinata). Attorno alla costruzione si possono ammirare due tipi di giardini: il tipico giardino secco che da noi è conosciuto come "giardino zen", nel quale sorge una montagna di sabbia che si crede simboleggi il Monte Fuji, e un grande giardino con alberi ad alto fusto, bambù e cespugli fioriti, ricoperto da un soffice e pieno tappeto di muschio. Ingresso 500 yen.
Tetsugaku no Michi, o Passeggiata del Filosofo - si tratta di un sentiero che dal Ginkakuji va verso sud seguendo un piccolo canale. Deve il suo nome a Nishida Kitaro, professore di filosofia dell'Università di Kyoto che amava passeggiare qui. Il sentiero è fiancheggiato da numerosi alberi di ciliegio, che lo rendono una meta favolosa da metà marzo ai primi di aprile. Lungo il suo percorso si incontrano piccoli negozi di artigianato, e alla fine alcuni templi, tra cui il primo è l'Eikando.
Tempio Eikando Zenrinji - quartier generale del ramo Seizan Zenrinji della scuola Jodo Shu (Terra Pura), l'Eikando val bene una visita di almeno un'ora, soprattutto in autunno dal momento che il suo vasto giardino è pieno di aceri. La sua storia risale all'anno 843 AC (!), quando Shinjo, discepolo di Kobo Daishi (sì, sempre lui), ottenne il permesso di stabilirlo. Il monaco al quale si deve la maggior fortuna di questo tempio è però Eikan, che nell'ultima parte del periodo Heian convertì il tempio (allora della scuola Shingon) al perseguimento dell'illuminazione attraverso la pratica del nembutsu, come voleva la scuola della Terra Pura. Ancora oggi il tempio è famoso per questa pratica, che consiste nell'invocare il nome del Buddha Amida ripetutamente e con un cuore puro. Gli edifici del tempio sono collegati da passaggi e ponti coperti, tra cui una scala ricurva che ricorda un drago addormentato (così dicono). Meravigliosi i dipinti della sala di Amida (Amida-do) e il giardino, che comprende una cascatella e tre laghetti, attraversati da quattro ponti. Nel laghetto più grande si trova anche un'isoletta dedicata alla dea Benten. Ingresso 600 yen.
Quartiere di Gion - restando nella parte orientale della città, poco distante dal tempio Eikando, troviamo il quartiere di Gion, noto per essere abitato dalle ormai poche vere geisha del Giappone, che qui sono chiamate geiko o maiko a seconda che siano professioniste o apprendiste. La zona conserva ancora diverse case da tè dall'aspetto tipico, non troppo contaminato dalla modernità, e un'atmosfera tutta particolare. Incontrare una maiko (allieva) è più facile che una geiko, e infatti ne abbiamo incrociata una verso le 18, stoicamente intenta a non farsi distogliere dalle decine di turisti armati di fotocamere e contemporaneamente non cadere dai suoi "trampoli" di legno.
Vi lascio con le immagini, ciao!




venerdì 27 maggio 2011

Takamatsu (Shikoku)

Con un giorno di ritardo, eccoci a parlare della nostra toccata e fuga nell'isola-regione dello Shikoku.

L'isola, che deve il nome (lett. "quattro paesi") alle quattro province in cui è divisa, si trova a sud della parte centro-occidentale dell'isola principale del Giappone, Honshu. Tra Shikoku e Honshu esistono alcuni ponti, tra cui il famoso Akashi-Kaikyo (il ponte sospeso più lungo del mondo, che in realtà collega Honshu all'isola di Awaji, prima dello Shikoku), e naturalmente diversi collegamenti marittimi. Da Okayama si può raggiungere lo Shikoku anche in treno, ma il modo migliore per girare l'isola resta l'automobile, o se preferite... il pellegrinaggio a piedi. Infatti lo Shikoku è meta di pellegrinaggio per i suoi 88 templi buddhisti visitati (così si narra) dal monaco Kukai (o Kobo Daishi - abbiamo parlato di lui nel post precedente), tutti numerati, che se raggiunti rigorosamente a piedi impegnano il buon pellegrino per almeno uno o due mesi. Noi non ci siamo cimentati, reduci dalle fatiche di Miyajima e avari di tempo. Avevamo due mete: la città di Takamatsu, con il giardino Ritsurin, e la città costiera di Naruto, con i suoi famosi vortici.


Raggiunta per prima Takamatsu (lett. "alto pino") abbiamo subito approfittato dell'ora di cena per provare la specialità della zona, che da sola vale il viaggio: il sanuki udon. Come per il normale udon, anche qui si tratta di una sorta di grossi spaghettoni teneri immersi in un brodo ricco di verdure e altro. Questi però sono molto ma molto lunghi, e molto ma molto gustosi! Il brodo stesso è diverso dal solito, anche se non so dire come. Insomma, vanno provati e basta. C'è anche da dire che si tratta di un piatto abbondante ed economico: una cena per due è costata sì e no 10 euro.


Il giorno dopo il nostro arrivo ci siamo diretti verso Ritsurin-koen, che una volta era il giardino di una villa privata appartenuta a un signore feudale, e che ora è un meraviglioso "parco" aperto al pubblico (pagante). All'interno del giardino si trovano centinaia di alberi di pino, una cascatella artificiale e alcuni laghetti, oltre a diverse varietà di piante e fiori, e le immancabili carpe. Diversi sono anche gli aironi grigi, che sembrano prediligere i laghetti per riposarsi un pò al sole, e abbiamo avvistato anche alcune grosse tartarughe all'interno di un laghetto pieno di piante acquatiche. Il giardino vale la visita, considerato anche che all'ingresso si trovano alcune guide volontarie che si offrono, se si vuole, di illustrare la storia e le particolarità del giardino. E' così che abbiamo fatto la conoscenza del Sig. Toyota, un anziano signore che parla inglese con forte accento britannico e lunghe pause, grazie al quale sappiamo ora riconoscere un pino rosso da uno nero anche solo al tatto, nonchè valutare la bellezza di un pino dai suoi tre elementi distintivi: il disegno della corteccia, la figura danzante e l'equilibrio della forma. Proprio a Takamatsu sono nati i bonsai, ci ha detto il Sig. Toyota, ed è per questo che in questo giardino si possono ammirare dei pini tanto belli. Consigliamo caldamente la visita di Ritsurin-koen e la guida del Sig. Toyota.


Nella tarda mattinata o al massimo verso pranzo ci saremmo dovuti spostare verso Naruto, ma sono sorte delle complicazioni: pochi treni a disposizione e incertezza sull'orario di apparizione dei gorghi in mare... avremmo potuto passare tutto il pomeriggio tra viaggio e attesa senza nemmeno vederli. A malincuore quindi non siamo andati a Naruto, lasciandola come meta per un prossimo viaggio. La visione, quando si riesce ad averla, deve comunque valere davvero la pena: circa 6 volte al giorno le correnti nello stretto di Naruto formano dei grandi vortici, immortalati anche da alcune famose stampe di Hiroshige (ved. qui), che è possibile vedere da vicino sia a bordo di un traghetto che dall'alto di un ponte. Da questo fenomeno prende il nome la "rotella" che si trova spesso immersa nel ramen, fatta di pesce, dal disegno a spirale.
Nota: a Naruto si trovano anche i templi n.1 e 2 del pellegrinaggio degli 88 templi, vi venisse mai la fantasia...!

Lasciata quindi Takamatsu ci siamo diretti verso la meta successiva, Kobe. A questa città dedicherò il prossimo post, per ora un saluto da Ise.

mercoledì 25 maggio 2011

Isola di Miyajima, santuario di Itsukushima e Monte Misen

I turisti stranieri godono di una straordinaria opportunità in Giappone: quella di acquistare, prima della partenza, il Japan Rail Pass. Con questo pass, che dura 7, 14 o 21 giorni (consecutivi), è possibile salire su quasi tutti i treni JR (pochissime le eccezioni) e su un traghetto, quello che conduce all'isola di Miyajima nella prefettura di Hiroshima. La rete ferroviaria JR copre tutto il Giappone ed è l'orgogliosa (e ne ha ben donde) proprietaria dei velocissimi treni Shinkansen. Un biglietto shinkansen andata e ritorno con posto prenotato Tokyo-Kyoto (513Km, 165 minuti), per farvi un esempio, costa poco meno di un pass da 7 giorni. E avete un'idea di quanti shinkansen si possono prenotare e prendere in 7 giorni, di quanto tempo facciano risparmiare e di quante comodità facciano godere? (con il pass anche la prenotazione non costa nulla) La risposta è: non c'è nemmeno da chiederselo! Aggiungiamo a questo anche i treni locali e gli espressi, e siamo già ben oltre la convenienza: ci sembra quasi di rubare ;P

Ad ogni modo, come dicevamo con il JR Pass si può anche salire a bordo del traghetto JR che porta all'isola di Miyajima, un vero e proprio angolo di paradiso. L'isola-santuario (questa è la traduzione letterale del suo nome) è così detta perchè ospita uno dei santuari shintoisti più famosi dell'arcipelago, sicuramente il più scenografico e naturalmente uno dei patrimoni UNESCO: Itsukushima jinja. Il torii (portale) di questo santuario si trova nel mare antistante, che è la vera e propria porta d'accesso al luogo sacro. L'intero complesso è costruito su un sistema di sostegni simile a quello delle palafitte, che resta in secca quando la marea è bassa e da l'impressione che il santuario galleggi con l'alta marea.
Noi siamo stati a Miyajima ieri, ma il santuario era un corredo (seppur bellissimo) della nostra gita: essendoci già stati, quello che ci interessava maggiormente era salire con la funivia sulla cima del Monte Misen, il più alto dell'isola, e da lì godere del panorama mozzafiato delle isole del mare interno Seto-naikai per poi scendere a piedi verso il porto.


Salire sul Monte Misen può voler dire diverse cose, a seconda di quanto tempo si ha a disposizione e di quanta mobilità si possa godere. Per anziani e famiglie con bambini piccoli il percorso consigliato è: bus navetta dalla parte bassa dell'isola fino all'ingresso della funivia, tragitto in funivia (sono due funivie, in realtà) e visione dal punto di osservazione situato alla fine della funivia. Da lì, ritorno con la funivia e col bus-navetta al punto di partenza. Spesa totale (per adulto): 1900 yen. Tempo: 1 ora circa.
Avendo più tempo e al massimo lievi problemi motori si può raggiungere la stazione della funivia a piedi, passando dal parco Momiji-dani (dove si incontrano i veri isolani: cervi e cerbiatti), salire in funivia e dalla stazione di arrivo percorrere in mezzora 1km circa di sentiero (dislivello: 100m) per raggiungere la vetta del monte, da cui si gode di un panorama stupendo, dall'alto di uno sgangherato e arrugginito punto di osservazione. A pochi metri dall'arrivo si trova anche un tempio dove si dice che il monaco Kobo Daishi, fondatore della scuola buddhista Shingon, si sia recato a pregare per una segreta pratica durata 100 giorni. Lì viene anche custodita una fiamma "eterna", accesa appunto da Kobo Daishi circa 1200 anni fa (così si dice), nella sala detta Reikado (tempio che protegge il fuoco). Con questo fuoco e stata accesa la fiamma che arde fuori dal museo della pace di Hiroshima. Avrete sempre la macchina fotgrafica in mano, soprattutto se il cielo è limpido! Se sceglierete di rientrare in funivia avrete speso 1900 yen e 2 ore di tempo.


Se invece volete provare l'ebrezza della "discesa libera", avrete tre sentieri tra cui scegliere: Momiji-dani (che magari avrete percorso in parte all'andata, e l'altra parte non fa altro che seguire il percorso della funivia dal basso, in mezzo alla foresta), l'Omoto (che non sappiamo come sia) e il Daisho-in, che prende il nome dal grande tempio zen che troverete alla fine. Noi abbiamo scelto questo! Spesa: 1000 yen (sola andata sulla funivia), tempo 3 ore circa (2 solo per la discesa). Se avete problemi alle ginocchia o se comunque vi spaventano le discese non tentate la fortuna con nessuno di questi percorsi.
Programmate bene la vostra gita a Miyajima: più o meno verso le 17 qui chiude tutto, ad eccezione delle strutture alberghiere, quindi scordatevi le foto in notturna a meno che siate disposti a spendere un pò per pernottare qui (sicuramente ne vale la pena).


Noi abbiamo scelto come punto d'appoggio la città di Hiroshima, a mezzora di treno dalla stazione dei traghetti per Miyajima (Miyajima-guchi). Hiroshima offre certamente più sistemazioni a vario livello, nonchè possibilità di trovare negozi sempre aperti per bere o mangiare qualcosa. Naturalmente, è anche l'occasione giusta per visitare il museo della pace e il parco della pace, vicino al quale è conservato l'unico edificio lasciato in piedi dopo l'esplosione della bomba atomica, il Genbaku Dome o A-Bomb Dome (duomo della bomba atomica). La visita è d'obbligo, richiede almeno due ore e non lascia indifferenti. Se siete appassionati di baseball (e quale italiano non lo è? ;P) potete anche provare l'esperienza di vedere dal vivo una partita delle Carpe di Hiroshima (eh, si chiamano così), una delle squadre della Central League. I loro colori sono il bianco e il rosso, molto patriottici! Potete trovare i loro gadget, cappellini e altro, nei negozi aperti 24h (i konbini).


Ieri, dopo aver lasciato Hiroshima, aver fatto hiking a Miyajima e aver incontrato un altro matrimonio shintoista (!) proprio all'interno del santuario di Itsukushima (per me questa è già la seconda volta qui), ci siamo diretti verso un'altra isola, la quarta del Giappone: Shikoku. Per arrivarci abbiamo preso un treno locale per Hiroshima, il nuovissimo Shinkansen Sakura fino a Okayama e da lì l'espresso Marine Liner per Takamatsu. Devo rimandare il racconto della breve esperienza nello Shikoku a domani, nel frattempo se ci siete battete un colpo!

lunedì 23 maggio 2011

Kyoto, l'antica capitale

Sebbene sarebbe meglio definirla una delle antiche capitali, Kyoto ha mantenuto più a lungo di tutte questo titolo (più di mille anni, direi che non è poco), prima di passarlo a Tokyo, ecco perchè "la" capitale antica. Di antico in città c'è ancora molto, anche se naturalmente non manca la modernità. I siti patrimoni UNESCO si sprecano, per la maggior parte interi complessi di templi e santuari centenari o millenari, e la città va giustamente orgogliosa dei propri tesori. Nei tre giorni trascorsi a Kyoto, tra sole cocente e pioggia battente, ne abbiamo visitati alcuni:

Tempio Nishi Honganji - fatto costruire nel 1591 da Toyotomi Hideyoshi (uno degli unificatori del Giappone) è il tempio principale della scuola buddhista Jodoshinshu (Vera Terra Pura) e contiene un'enorme sala dedicata al suo fondatore Shinran, oltre ad un'altra sala ancora più grande dedicata al Buddha Amida, il più importante per questa scuola. In questa sala sono sistemate migliaia di sedie numerate per le funzioni più importanti, il che non sorprende se pensiamo che i fedeli di questa scuola ammontano a diversi milioni in tutto il mondo, e solo in Giappone si trovano più di 10.000 templi. Tra questo tempio e il suo "antagonista" Higashi Honganji (quartier generale di un'altra "fazione" di questa scuola) sono sistemati numerosi negozi che vendono rosari, fasce, libretti di sutra, immagini sacre e tutto quanto possa servire al perfetto fedele/pellegrino. Patrimonio UNESCO, ingresso libero.

Tempio Toji - si tratta del tempio che abbiamo visitato in modo non ufficiale durante il grande mercato dell'usato che si svolge al suo interno il 21 di ogni mese. Fu costruito nel 794 quando Kyoto divenne capitale (con l'allora nome di Heian-kyo) allo scopo di pregare per la pace e la tranquillità della città. In effetti la precedente capitale, Nara, era stata abbandonata per l'eccessiva ingerenza del clero buddhista negli affari di Stato (la storia si ripete un pò ovunque), arrivata a momenti di gran poca serenità. La pagoda a 5 piani di questo tempio è la più alta del Giappone (56,4 metri) ed è ben visibile sia dal treno quando si entra in città sia dalla Torre di Kyoto. Patrimonio UNESCO, ingresso libero.

Castello di Nijo - Costruito nel 1603 come residenza a Kyoto di Tokugawa Ieyasu, ha due particolarità che da sole valgono la visita (che consiglio caldamente): il pavimento-usignolo del corridoio esterno, che se calpestato produce un suono simile al verso di quell'uccello e serviva da "allarme", e i magnifici, enormi, stupendi, numerosi fusuma (porte scorrevoli) dipinti da Kano Taiyu e ricoperti di foglia d'oro. Il complesso del castello, che naturalmente è racchiuso da mura e fossato, misura 500x400 metri e consiste in un giardino molto lineare e diversi edifici, collegati tra loro da corridoi coperti con pavimenti-usignolo, come dicevamo. Naturalmente patrimonio UNESCO, ingresso 600 yen.

Tempio Kiyomizu-dera - questo complesso è semplicemente magnifico in autunno, quando i numerosi aceri che lo circondano e quelli delle colline tutto attorno si incediano di rosso, ma conserva sempre un fascino speciale. La sua particolarità è la struttura completamente lignea (un intricato lavoro di pilastri e sostegni vari, tutti in legno) che sorregge una sorta di grande balconata esterna, dalla quale si gode di un'ottima vista della città. Kiyomizu significa acqua pura, che è quella che sgorga dalla cascata di Otowa sulla quale è stato costruito il tempio (nel 780). L'acqua della cascata è divisa in tre correnti, che portano longevità, successo a scuola e fortuna in amore. Patrimonio UNESCO, ingresso 300 yen.

Sannenzaka - è l'area che dallo Yasaka Jinja sale verso il Kiyomizu-dera in tre collinette separate, ai cui lati sono sistemati numerosi negozietti di souvenir, ceramiche Kiyomizu, tessuti Nishijin e altro piccolo artigianato. La zona è designata come area nazionale di preservazione storica (oddio, non so come dirlo).

Yasaka Jinja - sembra che questo santuario abbia fermato una terribile epidemia scoppiata nell'877, e da allora si ritiene che pregare qui aiuti a guarire o prevenire le malattie. Qui si celebra a Luglio il Gion Matsuri, uno dei tre maggiori festival del Giappone. Quando l'abbiamo visitato noi, ieri mattina sotto una pioggia terribile, era in corso un meraviglioso matrimonio tradizionale. Ingresso libero.

Fushimi Inari Taisha - il principale degli oltre 40.000 santuari Inari in Giappone, Fushimi Inari Taisha è uno dei più antichi santuari di Kyoto. Dedicato al dio del buon raccolto e dei buoni affari, la sua particolarità è la lunghissima sfilata di torii (portali shintoisti) che percorrono un sentiero attraverso il bosco e lungo la collina che ne costituisce l'area sacra. Si tratta di un percorso lungo circa 2Km, costellato di piccoli altarini privati (di famiglie o aziende della città) e altre piccole aree sacre in cui si prega il dio volpe Inari. Ingresso libero, occorrono circa 2 ore per il percorso completo.


Fuori Kyoto:
Uji - Byodo-in e Ujigami Jinja - nella vicina città di Uji (19 minuti con treno espresso da Kyoto, linea Nara) si trovano due veri tesori: il Byodo-in è nato come villa privata della famiglia Fujiwara nel 1052 ed è poi stato donato come tempio buddhista. La struttura principale, la cui pianta ricorda il corpo ad ali spiegate di una fenice, ospitava importanti proprietà culturali dell'epoca Heian tra cui i dipinti delle porte che rappresentano l'epifania di Amitabha, una campana tesoro nazionale e la coppia di fenici originariamente poste alle estremità del tetto. Inoltre, sono presenti 52 sculture lignee di Bodhisattva dell'XI secolo (uniche rimaste dell'epoca), rappresentati dinamicamente su nuvole o con diversi strumenti musicali. Tutte queste opere possono essere visionate nel museo adiacente il padiglione "Hoshokan" del tempio. Il giardino del Byodoin fu il primo di questo tipo per l'epoca (giardino che ingloba il panorama circostante come sua propagazione naturale) e fece da modello. Patrimonio UNESCO, ingresso 600 yen (+300 yen per lo Hoshokan).

Altro tesoro è l'Ujigami Jinja, santuario costruito attorno al 1060 e considerato forse il più antico santuario giapponese. Il santuario venne costruito come "santuario guardiano" del Byodo-in, e si trova sulla sponda opposta del fiume che divide in due la città. Per raggiungerlo dal Byodo-in si attraversa il fiume nel punto in cui si trova una piccola isola quasi al centro, attraverso due ponti dai quali si gode di una bella vista di entrambe le sponde e della valle attraverso la quale scende il fiume. Ingresso libero.

sabato 21 maggio 2011

Takayama e Kyoto: così lontante, così vicine

La sveglia di questa mattina ci ha buttati giù dal letto alle sette, che per due vacanzieri come noi, ma anche per noi e basta, significa alba tragica. Colazione a buffet, ottima e completa, poi via verso nuove avventure. Ogni giorno a Takayama si svolge il mercato mattutino (asaichi), diviso in due zone, che offre per lo più prodotti alimentari freschi, conservati o cucinati al momento. Con l'occasione molti negozi si allargano sulla strada, chiusa al traffico per alcune ore, e si crea una bella atmosfera festaiola. Noi abbiamo fatto davvero una breve visita, perchè alle 9.37 partiva il nostro treno per Nagoya e dovevamo prima prenotare i posti, non solo su quello ma anche sul successivo shinkansen per Kyoto. Tutto fatto, avevamo ancora 15 minuti di tempo, che abbiamo ben pensato di impiegare in un paio di acquisti sarubobeschi: si chiamano sarubobo (scimmiette) le bamboline tipiche di questo paese, normalmente rosse, molto stilizzate e fatte in stoffa. A Takayama si trovano dovunque e in tutte le salse, persino appese come "tavolette dei desideri" fuori da un tempio. Andare qui e non tornarsene a casa con una di loro non è umanamente possibile :P


Già a Takayama iniziava a fare calduccio alle nove e mezza, ma arrivati a Kyoto siamo stati sbattuti indietro dall'afa: crediamo ci fossero almeno 30°, con un vento intermittente che sembrava emesso da un asciugacapelli. Era l'una, e quando siamo arrivati all'albergo (vicino alla stazione, comodissimo) ci siamo sentiti dire che non avremmo potuto fare il check-in prima delle tre, ma potevamo lasciare lì i bagagli. Grazie... ma che si fa con la canicola? Beh, pazienza. Alleggeriti dei bagagli ci siamo coraggiosamente avviati verso il famoso mercato all'aperto del tempio Toji, definito da un signore dell'ufficio informazioni "nigiyaka", ovvero affollato, chiassoso. Eh già, altrochè! Il mercato era a dir poco sterminato, fittamente abitato da bancarelle di ogni tipo (mangerecce e di cose usate o di artigianato), nonchè naturalmene pieno di visitatori, il tutto sotto il sole cocente e inclemente del primo pomeriggio. Ne siamo usciti esausti dopo un'ora, ma con un bel bottino: un kimono informale, un kimono tomesode, un kimono shichigosan, una bambolina hina, una coppia di cavallini Miharugoma, il tutto per una somma ridicola! Grondanti come solo due turisti stranieri sanno essere in Giappone, abbiamo raggiunto di nuovo l'albergo e abbiamo finalmente preso possesso della stanza. Per tre giorni e due notti alloggeremo in una stanza alla giapponese, ovvero con pavimento in tatami e futon, allo Hana Hostel. La sistemazione ci piace molto!




In serata abbiamo fatto tappa da Yodobashi Camera, un grande magazzino di elettronica che si sviluppa su nove piani ma soprattutto lungo tutto un isolato (è sterminato), alla ricerca di una nuova valigia-bagaglio a mano: una delle nostre ci ha abbandonato. Nel bel mezzo della nostra ricerca ci siamo imbattuti (quasi scontrati, direi) in Marica! Ora, trovarsi per caso a Kyoto e in un negozio delle dimensioni di una nave da crociera direi che non è da tutti. Noi credevamo di incontrarci già a fatica tra qualche giorno a Miyajima! Ci siamo fermati a ciacolare in italiana allegria con lei e Gianpaolo nello "Hobby World", zona vernici spray per modellismo, con il commesso che ci faceva la ronda.
In ogni caso, la missione valigia è andata a buon segno, come potete vedere qui sotto. A presto!